Cultura e ospitalità per un nuovo modello di sviluppo: Altomonte esempio da imitare

E’ possibile seguire un modello di sviluppo che faccia a meno di capannoni e fabbrichette, che parta dalla conoscenza del proprio territorio e dalla valorizzazione delle sue vere vocazioni, sperimentando una forma dineomeridionalismo che si allontani dagli ingannevoli processi di riscatto economico del passato e si avvicini sempre di più ad un nuovo modello di sviluppo fondato sul potenziamento del patrimonio culturale ed enogastronomico locale.

Esempio di questa concreta possibilità è rappresentato dal comune di Altomonte, piccolo paese in provincia di Cosenza, sito ai piedi del Pollino che conta circa 5000 abitanti, lontano dal mare, senza montagne o terme che ne attirino l’attenzione, ma che al contrario attira più di 200 mila visitatori all’anno, grazie alla tradizione, all’arte,alla cultura, alla buona cucina ed all’ospitalità, candidandosi ad essere da esempio per ogni paese della calabria e non solo.

Altomonte è diventato così il “Borgo del gusto e dell’ospitalità”, puntando sul patrimonio artistico, sull’agricoltura, sull’ospitalità ed una notevole produzione di eventi culturali, meritandosi l’attenzione del ministro della coesione terriroriale Fabrizio Barca, che ha lodato il progetto – da finanziare all’interno del Piano di sostegno per le regioni ad Obiettivo 1 – presentato dall’amministrazione del comune cosentino che mira al potenziamento della cultura enogastronomica, trasformando il patrimonio culturale in capitale turistico, per non abbandonare un percorso di sviluppo iniziato ormai da diversi anni.

La ricetta di questo successo si basa sulla collaborazione tra amministrazione e privati, partendo dal loro coinvolgimento nelle scelte strategiche, in modo da fare apprezzare prima il valore storico e culturale di cui sono eredi e custodi e poi renderli protagonisti trasformandoli in imprenditori, sviluppando la cultura dell’ospitalità e non rinnegando le proprie radici.

Coinvolgimento della cittadinanza, delle imprese del turismo, dei contadini e soprattutto dei giovani che con la costituzione di cooperative gestiscono gli eventi culturali e gli spazi dedicati all’ospitalità, garantendo allo stesso tempo lavoro e partecipazione per la crescita del proprio territorio che, in controtendenza rispetto ai dati di questi giorni, registra un calo dell’emigrazione, sono gli ingrendienti basilari per questo modello di sviluppo.

Patrimonio enorgastronomico, storico, architettonico sono valorizzati attraverso la cultura dell’ospitalità e la produzione di eventi culturali, mediante la promozione da parte del comune del concetto di albergo diffuso, che consiste nella trasformazione di antichi palazzi in alberghi e bed &breakfast e la specializzazione di alcune contrade nella produzione e vendita di prodotti locali.

Insomma, l’accoglienza e la bellezza del luogo diventano un sistema produttivo non calato dall’alto, ma condiviso e animato dai cittadini.

La calabria ed il meridione sono ricche di tutto questo e molto più di questo, è dunque possibile salvare antichi borghi e paesi ricchi di cultura in un nuovo modello di sviluppo che faccia della identità una risorsa strategica al pari e più di altre.

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